Transizioni Fest 2026 – un festival dedicato alla convivialità

UNA PREMESSA POLITICA


Per una vita più lenta, più profonda, più dolce

A. Langer


L’attacco è all’umano!

Ai corpi, annichiliti. Ai sensi, intossicati. Al pensiero, dominato. Allo spirito, disincantato. 

Siamo superflui a noi stessi…

Che fare? 

Provare a non lasciarsi assuefare, dando vita a cornici, percorsi e comunità anche piccole, temporanee, radicate nei luoghi che, a partire dai corpi e dalla bellezza, tornino a fare cose
semplici! Umane! 

Perché quello che di fondo vogliono estirpare e sterilizzare, e che noi dobbiamo custodire e rilanciare, è la GIOIA COLLETTIVA!!

È quello che abbiamo vissuto lo scorso anno a Transizioni Fest: tre giorni di vita felice insieme a Cascina Rapello ad Aizurro di Airuno, in provincia di Lecco.

Quest’anno ci riproveremo dal 30 maggio al 2 giugno in Val Cavallina, in un’edizione interamente dedicata alla CONVIVIALITÀ.

Possiamo leggere i fenomeni che viviamo sui nostri corpi e intorno a noi sotto le lenti della controproduttività.

L’ipertrofia, la crescita e l’esasperazione infinita porta paradossalmente sempre a un’atrofia, a una deabilitazione, a una paralisi: personale e collettiva.

Più cresce l’intelligenza digitale più viene meno quella ecologica legata alla nostra stessa natura. La crescita dell’economia, delle grandi opere, della mobilità, della burocrazia porta ogni volta con sé un restingimento della libertà, delle spontaneità, dell’autonomia nel far fronte a bisogni e desideri mentre paesaggio e biodiversità si impoveriscono.

La crescita dell’estrattivisimo, della velocità, della produzione, del consumo, della tecnologia comporta inequivocabilmente un peggioramento delle condizioni di vita, fuori e dentro di noi.

L’apparato burocratico è arrivato a controllare e uniformare ogni cosa: siamo paralizzati in un labirinto di complicatissime regole, costosissimi permessi e certificazioni senza senso e alla fine siamo tutti più poveri e insicuri, più depressi, disincantati e soli.

Perdiamo spontaneità. Tutto è già organizzato e previsto, ogni trama è dominata dalla finzione, ogni ogni cosa è misurata, ogni esito è scontato.

Ci stiamo imprigionando e facendo del male con le nostre stesse mani. Mai nella storia la nostra specie era arrivata al punto di mettere in discussione la sua esistenza sul pianeta per via del proprio e indiscusso modello di sviluppo.

Eppure la megamacchina sembra proseguire ingorda e bulimica, sempre più avida e arrogante, pronta a ricorrere alla guerra in una escalation senza fine che come un cancro assorbe e monopolizza capillarmente ogni sforzo e ogni ingranaggio di un sistema perverso.

Che fare?

Si tratta di trovare il coraggio di guardare in faccia le macerie e dare vita a mondi nuovi. Si tratta di sottoporre il modello totalitario a una critica radicale, di provare a ripensare il mondo rifondando le prerogative, ribaltando i paradigmi….

Può essere la convivialità uno dei paradigmi e delle categorie politiche per ripensare il mondo? Convivialità intesa come ricoconnessione: con sé stessi, con gli altri, col non umano, con la storia, coi luoghi, coi propri consumi.

Convivialità come accoglienza e presa in cura, come legame diretto e non mediato, come non delega, come consapevolezza, come mutuo appoggio fra le persone.

Convivialità come comunità, come tessitura di relazioni che escludono ogni forma di violenza e legami, come continuo apprendimento collettivo, come saperi e pratiche condivise.

Convivialità come riconoscimento di un limite naturale all’interno del quale calibrare i consumi di energia e la produzione di cibo e manufatti sulla base dei bisogni reali di donne e uomini austeri dell’uomo austero, andando oltre lo spreco e l’opulenza, la velocità esasperata, l’estrazione delle materie prime, l’overtourism.

Convivialità non in una logica di scarsità ma di abbondanza, di creatività, di molteplicità e di possibilità. Convivialità come biodiversità, come riconoscimento, interazione e reciprocità fra essere diversi di cui salvaguardare e incoraggiare l’unicità.

Convivialità come tecnologie conviviali pensate come artigianali, maneggiabili dall’uomo e non viceversa, accessibili e riparabili.

Convivialità come superamento del monopolio radicale e alienante del modello vorace e dominante che tutto uniforma e sussume.

Convivialità come narrazione a più voci di un presente e un futuro tutto da scrivere. Convivialità come fiducia, come amicizia che ogni volta nasce nuova e inaspettata. Convivialità come festa e gioia collettiva, come speranza che ci muove.

Ecco dunque le domande del Festival.

Come dare vita a comunità conviviali in un’epoca di sfiducia? Può la convivialità essere l’ingrediente segreto per trasformare il mondo?
Può una cornice conviviale cambiare tutto?

Lo sperimenteremo in 4 giorni e 3 notti di vita insieme, in un villaggio autogestito; in un luogo prezioso, per immaginare, sentire, riflettere e praticare mondi nuovi. Tra persone con storie ed età
diverse, accompagnati da conduttori e facilitatori con grande esperienza e saggezza che ci aiuteranno esplorare nuove possibilità, con sguardi multi e inter disciplinari per riscostruire insieme una cornice di senso e di unità.

Confrontandoci, riflettendo, mettendo in gioco sogni ed emozioni, senza l’obbligo di arrivare a conclusioni univoche o risultati attesi.

Insieme, immersi e immerse in un bosco, nella Valle delle Sorgenti, assaporando il gusto del tempo lento, della cura e del buon cibo, ricostruendo comunità, recuperando il saper fare con le nostre mani, il piacere della musica, della danza, dell’arte, nutrendo la nostra innata intelligenza ecologica.

Quattro giorni fuori dalle mura di cemento e dalla macchina della guerra, rigenerando i corpi, il pensiero e l’immaginario per tornare nel quotidiano, con una rinnovata fiducia e con nuovi strumenti ed energie. Riprendiamoci la vita la terra la luna e l’abbondanza!

Matteo Rossi
presidente Coop Soc Liberi Sogni

PS. Nelle stesura di questa premessa ci siamo ispirati ai contributi dei seguenti testi:

  • Convivialità, Ivan lllich (1973)
  • Vogliamo vincere. Come? John Holloway, Comune-info.net (2026)
  • Burocrazia, David Graeber, Il Saggiatore (2016)
  • Il Creato Parola di Dio, Marco Belleri, LEF (2025)
  • Gridare, fare, creare mondi nuovi, Marco Calabria, Elèuthera (2025)
  • Una storia della gioia collettiva, Barbara Ehrenreich, Elèuthera, (2024)
  • Ho visto anche degli zingari felici, Claudio Lolli, EMi (1976)